Eravamo un pomeriggio al bar

Storia semiseria del Judo Sarnico

di Lucio Cattaneo

Io, Enrico Cancelli (il Presidente del Judo Sarnico) e Giuseppe (Beppe) Tengattini, ormai storico Allenatore di alcune generazioni di ragazzine e ragazzini di Sarnico e dintorni.
Tre birre sul tavolo ed un’idea in testa, scrivere la storia (quella vera) della palestra dove da giovincelli c’incontrammo accomunati dal desiderio di fare Judo e vedere un po’ di mondo attraverso il tatami.
Il bar, va da sé, non poteva che essere il vecchio Bar Giardino, accanto alla prima ed ormai ex sede
del Judo a Sarnico.

Asd Judo Sarnico - Storia

Il Bar dei cinesi come lo chiamiamo noi, perché è gestito da una simpatica famiglia di origine cinese il cui capostipite ha un nome così complicato che, per comodità, abbiamo semplificato in Luigi.
Dobbiamo anche dire che questo bar è diventato ormai da anni la sede delle riunioni del Direttivo del Judo Sarnico, dove tra una pizza ed un involtino primavera prendiamo le decisioni che
riguardano i programmi della palestra.
Già, ma da dove iniziare visto che tutti e tre abbiamo iniziato a frequentare il Dojo nei primi anni 80 del secolo scorso e di anni di questa storia ce ne mancano all’incirca una ventina?
Semplice!
Chiamiamo il nostro Maestro Mario Galimberti che del Judo Sarnico è il fondatore e ancora oggi l’anima ispiratrice, tanto abita qui sopra il bar.
Una telefonata e Mario ci raggiunge con la sua caracollante andatura di ottuagenario che non si arrende al passare del tempo.
Dopo i convenevoli di rito gli sparo la nostra idea di raccogliere tutte le informazioni sulla nascita e la vita della nostra palestra da prima che noi arrivassimo, Mario con la sua calma olimpica acconsente e dice “se lo sapevo avrei portato con me i faldoni con le foto ed i ritagli di giornale
dell’epoca!
E senza por tempo in mezzo tra le parole ed i fatti sparisce alla ricerca del materiale promesso. Poco dopo torna con una borsina gialla dell’Esselunga ed un tesoro di documenti dentro.
Inizio con le domande e prendo appunti, Mario si schermisce, “guarda che non so se mi ricordo tutto” ed io di rimando: “ti ricordi almeno quando sei nato?”

Ed inizia a raccontare.

“Sono nato a Vignate, in provincia di Milano, il 24 dicembre del 1942. Mio padre Camillo faceva il fornaio.”

“E come ci sei finito a Sarnico da Vignate?” Chiedo io.

“È successo perché il nonno di Fratus (il Maestro Battista Fratus delle Palestre Coral) faceva il rappresentante di farine e forniva il forno dove mio padre lavorava. Quest’uomo, tanto disse e tanto fece che la mia famiglia si trasferì a Sarnico nel 1951 dove mio padre aprì un forno in piazza. Io ero andato maluccio nell’anno scolastico ed avrei dovuto sostenere l’esame di riparazione a settembre di quell’anno per accedere alla quarta elementare ma, a causa del trasferimento a Sarnico, non feci l’esame e fui costretto a ripetere la terza elementare nella nuova scuola”.

Asd Judo Sarnico - Storia

Enrico: “Mario com’era Sarnico a quei tempi?”

“Nel 1951 c’era solo il centro storico ed intorno campi ed il lago, noi ragazzi, dopo la scuola eravamo liberi di scorrazzare ovunque perché sulla strada non passava quasi mai nessuno.”

“Ma con la scuola com’è finita?” Dice Beppe.

“Ho terminato le elementari a Sarnico e poi in hanno mandato in collegio a Palazzolo sull’Oglio.”

“Allora eri uno scavezzacollo da piccolo” esclamiamo ridendo.

“No no, è solo che a Sarnico le scuole medie non c’erano pertanto tutti noi ragazzi andavamo a Palazzolo e siccome i mezzi di trasporto di allora non erano come quelli di oggi, eravamo costretti a restare in collegio. Una volta terminato il ciclo di studi intermedi sono andato a lavorare in forneria con mio padre”.
Scalpito: “Dai raccontaci del Judo di quell’epoca!”

“Ho iniziato nel settembre del 1959, mi avevano riformato alla visita per la leva militare a causa di un’otite e quindi ero libero di fare ciò che mi interessava. Il mio amico Guglielmo “Idrano” Serpellini mi aveva raccontato del Judo e così mi aggregai a lui. La palestra era quella dell’Enal a Bergamo ed il Maestro era il figlio dell’allora Vicequestore Carlo Iacobazzi. Il problema era che accettavano in palestra solo i maggiorenni ed io avevo solo 17 anni ma, grazie alla raccomandazione di Idrano, il Maestro fece un’eccezione e così iniziai a praticare.”

“Ma come ci andavate a Bergamo?” Chiede Enrico.

“Ah era un’avventura!” Sorride Mario, “Nei primi tempi prendevamo il pullman in piazza e poi il treno a Palazzolo poi a piedi in palestra e lo facevamo anche tre volte a settimana, partivamo alle 17 e tornavamo sovente dopo le 24”

“Giusto in tempo per andare in forneria a lavorare” lo interrompo io.

“Sì, è così, tante volte non passavo nemmeno da casa ma andavo dritto al lavoro! La palestra di Bergamo era in una chiesa sconsacrata ed avevamo vecchi tatami di paglia di riso. Alcune volte il mercoledì andavamo in trasferta a Milano nella palestra Jigoro Kano dove insegnava il maestro giapponese Tadaoshi Koike. In questa palestra ho conosciuto tanti di coloro che poi sono diventati Maestri a loro volta come: Sozzi, Peloso, Aragozzini, Fiocchi, Barioli e molti altri. Nel 1963 Koike ed Aragozzini lasciarono il Jigoro Kano per aprire il Judo Kodokan Milano dove mi allenai fino al
1965.”

“Quando ti sei messo in proprio?” Chiede Beppe incuriosito.

“Il 1966 è stato un anno denso di cambiamenti, mi sono sposato ed a novembre di quell’anno ho aperto la mia palestra, Judo Sarnico, in un locale che mio padre Camillo mi aveva dato in uso (la vecchia sede di Corso Europa 15 a Sarnico). La palestra era uno stanzino di 5 metri per 7 ed avevamo comprato il tatami, rigorosamente in paglia di riso dura come il cemento, a Parma presso la ditta Viralfa e li avevo coperti con un telone di camion per tenerli insieme.”

“Ma oltre a te chi furono i fondatori?” Chiede Enrico.

“Oltre a me e mio Padre Camillo, c’era il presidente della società Colombi Fausto. Idrano Serpellini mi dava una mano e siccome io all’epoca ero ancora cintura marrone, il tecnico cintura nera titolare incaricato dalla FIAP (Federazione Italiana Atletica Pesante) era Nino Menegatti.”

“Dai raccontaci dell’inaugurazione” esclamiamo in coro.

“Alla prima lezione eravamo in 15, quasi tutti amici miei, il mio Istruttore Carlo Iacobazzi e Pietro Cattaneo campione italiano. C’erano il Parroco don Rapizza, il Sindaco Gusmini, il comandante dei Carabinieri ed altre autorità, fu una bella serata, mi sentivo importante, pieno di energia e voglia di fare. Nel 1967 la FIAP decise di separare la carriera agonistica da quella di insegnante tecnico pertanto smisi di fare gare ed optai per diventare Allenatore. Nel 1967 a Roma all’Acquacetosa sostenni l’esame per il I° Dan e quello per Allenatore e fui promosso.
Divenni II° Dan nel 1970 all’Accademia della Guardia di Finanza di Roma e III° Dan nel 1974 a Caporizzuto in Calabria. Nel 1972 sostenni con successo l’esame per diventare Istruttore.”

Asd Judo Sarnico - Storia

“Raccontaci delle gare” dice Beppe.

“La prima gara che il Judo Sarnico organizzò, fu il campionato provinciale bergamasco che si tenne al tennis club di Sarnico, ma la cosa più importante di quell’anno fu la presenza a più riprese del Maestro Koike, che mi aveva preso in simpatia, in palestra da noi in Corso Europa. Con lui organizzammo anche un bellissimo stage di Judo all’aperto all’Eurovil, in riva al lago.
Ripensandoci, col senno di poi, forse Koike veniva a Sarnico non solo per il Judo ma per fare un giro al lago con la sua fidanzata del tempo.”

Chiedo a Mario: ”raccontaci le avventure che hai vissuto col Judo che più ti sono rimaste impresse”

“Ce ne sono talmente tante che a raccontarvele tutte servirebbe molto tempo, e poi a molte di quelle avete partecipato anche voi tre che poi non siete tanto giovani! La storia più tragicomica fu senz’altro la trasferta in Belgio a Sprimont, non ricordo più in che anno fosse, probabilmente il 1969, comunque ci aspettavano con ansia in questa cittadina ed avevano predisposto un banchetto luculliano per festeggiare il nostro arrivo per una gara in cui c’erano atleti tedeschi, francesi e belgi oltre a noi italiani. Peccato che l’autista del pullman che avevamo noleggiato fosse alle prime armi e tra strade sbagliate e vicissitudini varie, arrivammo a destinazione 24 ore dopo la partenza quando la festa per il nostro arrivo era miseramente terminata per assenza del festeggiato!
L’esperienza però più bella, o meglio, quella che ricordo più intensamente fu la trasferta nell’allora Cecoslovacchia del 1966. Due anni prima i Judoka cechi erano stati in Italia per una serie di competizioni e noi avremmo dovuto restituire la visita nel 1965 ma erano gli anni della “cortina di ferro” ed ottenere il visto per l’Est Europa era complicato. Ci riuscimmo solo nel 1966 grazie all’UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti) che era accreditata oltre confine più del Ministero dello Sport italiano e più della FIAP. Avevo cambiato dei Traveller’s chèque alla frontiera con moneta locale, pensando che avrei avuto l’opportunità di acquistare qualche souvenir particolare ma alla fine non spesi quasi nulla perché il mondo che incontrai era di una povertà della quale in Italia nonavevamo idea, scaffali semivuoti nei grandi magazzini e lunghe code per acquistare il pane.
Nessuno in giro la sera, si percepiva terribilmente la mancanza di libertà delle persone. Ricordo che ci portarono a visitare il Museo della scarpa annesso allo stabilimento di produzione della Bata, museo che trovai molto interessante.


La gara si svolse nella sala mensa della Bata dove come tatami avevano messo delle lastre di gomma con le quali realizzavano le suole delle scarpe. Vi lascio immaginare il comfort delle cadute su quella superficie durissima!
Dormivamo all’Ostello della gioventù che non somigliava affatto ad un albergo a 5 stelle.
Nella squadra ceca c’erano tutti i campioni provenienti dalle aree sotto l’influenza sovietica e noi, per non essere da meno, avevamo chiamato in squadra tre dei campioni italiani in carica del tempo, tutti e tre toscani: Nibbi Bruno, Sieni Guido e Falsettini Paolo.”

“Grazie Mario, quante cose che non sapevamo ci hai raccontato, ma, dimmi, hai mai pensato di smettere col Judo a causa del lavoro, per i figli e tutti gli imprevisti della vita…” gli chiedo.

“Onestamente, i figli non li ho mai seguiti, non avevo tempo, di notte lavoravo, nei fine settimana le gare in giro per l’Italia, nei pomeriggi le lezioni in palestra, sono cresciuti senza il mio supporto ma
grazie a mia moglie che mi ha sempre lasciato fare. Ho pensato sì di smettere alcune volte ma non l’ho mai fatto perché l’energia che mi trasmettono i ragazzi che vedo sul tatami, la loro tenacia e le
aspettative di cui mi mettono a parte, insieme ai risultati sportivi e nella vita che ottengono, tutto ciò mi ha dato e mi dà la forza di superare i miei ostacoli personali e continuare a dedicare il mio tempo
a trasmettere i principi ed i valori di questo stile di vita che è il Judo. Ora devo scappare, mi aspettano di sopra.”

Asd Judo Sarnico - Storia

Beh, queste due orette con Mario ci hanno fatto scoprire cose che non sapevamo. Che dire di quello che è accaduto dopo, abbiamo percorso l’Italia in lungo ed in largo per cimentarci sui tatami di tantissime palestre e non paghi di questo, abbiamo viaggiato più volte in Europa: Svizzera, Francia, Austria, Olanda, Belgio, Germania ed alcuni di noi sono approdati con il loro Judogi perfino negli Stati Uniti, per incontrare giovani e ragazzi mossi dalla stessa passione per quel modo di essere e di crescere codificato più di 100 anni orsono da un piccolo grande giapponese di nome Jigoro Kano Sensei.

Infine, nel settembre del 2000, la storica palestra di Corso Europa ha chiuso i battenti per riaprirli nella nuova moderna e bellissima sede al Palazzetto dello Sport di Sarnico.

Vorrei ora ricordare da ultimo ma non per ultimo il percorso di Mario Galimberti nel Judo:

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